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C.mare: confermata l’esistenza del giardino di Villa Arianna dell’antica Stabiae

“Excavation and Study of the Garden of the Great Peristyle of the Villa Arianna at Stabiae, 2007-2012” (Quaderni di Studi Pompeiani, VII 2016), presentato al Centro Studi Americani a Palazzo Mattei di Giove. Il libro illustra le ultime scoperte sull’arte topiaria romana ed è risultato delle ricerche condotte sul giardino di Villa Arianna dell’antica Stabiae da un gruppo di lavoro internazionale multidisciplinare coordinato dalla Fondazione RAS (Restoring Ancient Stabiae) sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologica di Pompei, è stato pubblicato con il sostegno della stessa Fondazione RAS e dell’associazione internazionale degli Amici di Pompei.
All’incontro hanno preso parte il professore Fausto Zevi, presidente dell’Associazione internazionale Amici di Pompei; l’avvocato Nicola Di Lorenzo, consigliere delegato della Fondazione RAS; il professore Thomas Noble Howe, coordinatore scientifico della Fondazione RAS, autore e curatore del testo e il dottore Paolo Gardelli, autore, curatore del testo e archeologo della Fondazione RAS.
Il peristilio di Villa Arianna, una delle ville d’otium dell’antica Stabiae a picco sul mare del golfo di Napoli, è uno dei più vasti e meglio conservati spazi aperti, destinati a giardino, restituitoci dal mondo romano. La

catastrofica eruzione del Vesuvio del 79 ha determinato la conservazione di tracce archeologiche di modelli di piantumazione del periodo imperiale, da cui è stato possibile ricostruire reali rapporti tra architettura e paesaggio dell’epoca. La particolarità dello studio è aver fornito l’evidenza archeologica dell’esistenza di un giardino simile, per struttura, a quello più noto, ma non reale, raffigurato nella pittura parietale di Villa Livia a Prima Porta. Lo studio del giardino della villa e’ stato realizzato, in continuità con la direzione tracciata dalla ricerca della professoressa Wilhelmina Jasemski, tra il 2007 e il 2012, in occasione dei lavori di messa in sicurezza del costone della collina di Varano conseguiti dall’allora Soprintendenza Archeologica di Pompei in collaborazione con la Fondazione Restoring Ancient Stabiae.
Al gruppo di lavoro internazionale, coordinato dalla Fondazione RAS, hanno collaborato archeologi, paleobotanici, archeozoologi, architetti del paesaggio, studiosi e studenti dell’Università del Maryland e della Cornell University, con competenze differenti. Per ricostruire il modello del giardino sono stati usati metodi d’indagine interdisciplinari che vanno da studi sulle tracce presenti di malacofauna a rilievi architettonici in tecnologia in 3D. La novità è stata l’utilizzo del silicone per la produzione dei calchi delle radici di alberi: questo materiale ha permesso di estrarre il calco senza distruggere la stratigrafia e di riprodurre persino le forme dei capillari delle radici. I risultati degli studi hanno portato alla conclusione che il giardino di villa Arianna era caratterizzato da due tipi di aiuole. Una più ampia, con arbusti nani e di piccola taglia, forse erbacee perenni, l’altra, piu’ stretta ed allungata, caratterizzata da alberi di varietà diverse (come noce, olivo, corbezzolo, cipresso, faggio, acero, leccio, frassino), organizzate nello spazio secondo uno schema regolare, sul modello dei grandi giardini pubblici di Roma.
Era un “giardino da passeggio” con ambulationes centrali, percorribili a piedi, del tipo documentato anche a Roma ad esempio nel Tempio di Eliogabalo. Questi elementi evidenziano come il giardino fosse uno spazio vissuto della villa marittima, uno spazio di interazione sociale progettato con perizia da un “architetto del paesaggio”. I contributi del libro sono degli studiosi e professori Thomas Noble Howe, Kathryn Gleason, Ian Sutherland, Margaret Sargant Watters, Paolo Gardelli, Bryan S. Haley, Luke Petrocelli, John Foss, Michael E. Essington, Melanie A. Stewart, Michele A. Palmer, Luana Toniolo, Dana Challinor, Ezequiel M. Pinto-Guilaume, Rachel Hesse, Philippa Ryan, Mantha Zarmakoupi. La prefazione è del professore Pier Giovanni Guzzo dell’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte, la premessa di Fausto Zevi. 
Fonte Cronache della Campania

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