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Frodi assicurative, 11 davanti al giudice. Tra gli imputati anche stabiesi

Approda davanti al giudice dell’udienza preliminare l’inchiesta sulle truffe alle assicurazioni. Centosessanta casi, scoperti dalle indagini dirette dal pm Ruggero Crupi della procura della Repubblica di Ivrea, undici persone sotto accusa residenti nel Canavese e nel napoletano. Lunedì mattina due imputati, ritenuti al vertice dell’organizzazione, hanno chiesto di poter patteggiare.Si tratta di Matteo Cena, 36 anni, residente a Caluso (2 anni di pena), e Marco Salamon, 26 anni, di Viù (1 anno e 4 mesi), entrambi assistiti dall’avvocato Antonino Laganà. Il gup si è riservato di decidere disponendo un incidente probatorio. L’udienza è stata aggiornata al 17 gennaio, quando il giudice deciderà anche sulla richiesta di rinvio a giudizio per gli altri 9 imputati. Si tratta di Giovanna Schiavone, 53 anni, Antonio Mascolo, 53 anni. I due marito e moglie, risiedono a Volpiano, sono assistiti dall’avvocato Antonio Mencobello.
Tra gli indagati anche Carlo Balzamo, 30 anni, residente a Settimo Torinese. Filomena D’Aniello, 48 anni, Domenico Cecco, 42 anni, entrambi residenti a Castellammare di Stabia e assistiti dall’avvocato Francesco Iovane, i fratelli Spagnoletta (Francesco Paolo, 38 anni, residente a Casola di Napoli e Umberto, 35 anni, residente a Lettere in provincia di Napoli) assistiti dall’avvocato Gennaro Somma, Guglielmino Antonio, 42 anni, residente a Mazzè ma domiciliato a Chivasso. L’ultimo degli indagati è Mario Maglione 58 anni, residente a Castellammare di Stabia.

Sarebbe stato un sodalizio criminale quello scoperto dalla Guardia di Finanza, tanto che il pm contesta a tutti gli indagati con l’eccezione di Guglielmino e Maglione, l’associazione a delinquere. Il modus operandi ricostruito dalla Finanza era sempre lo stesso. Il gruppo stipulava polizze assicurative contraffatte presso la compagnia Allianz, all’oscuro di tutto. Per fare ciò, utilizzavano dati e documenti d’identità falsi, tutti intestati a cittadini residenti nel torinese, allo scopo di vendere polizze automobilistiche molto convenienti a cittadini residenti nel napoletano.

In base alle indagini, a rivestire il ruolo di organizzatore del sodalizio, ci sarebbe stato Matteo Cena, con la falsificazione dei documenti d’identità con i quali venivano realizzate le polizze, pure falsificate per abbassare il premio che avrebbero dovuto corrispondere i contraenti finali.
Cena avrebbe tenuto i collegamenti con Mascolo che a sua volta sarebbe stato in contatto con i componenti napoletani dell’organizzazione, e con Salamon, che era un agente Allianz in servizio alla filiale di Venaria e coinvolto nella falsificazione dei documenti. Diverso il ruolo di Schiavone, che avrebbe messo a disposizione le sue carte di credito ricaricabili, sulle quali venivano versati i premi assicurativi poi divisi tra i vari membri dell’organizzazione. A procacciare i clienti sarebbero stati i coniugi D’Aniello e Cecco, che avevano un’agenzia a Castellammare di Stabia con la quale collaboravano i fratelli Spagnoletta.

fonte: la sentinella del canavese

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